Teoria di riferimento - Psicologia e Naturopatia Torino

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Teoria di riferimento

 
LA PSICOLOGIA UMANISTICA
 
 
La psicologia umanistica è una corrente di pensiero sviluppatasi a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso negli Stati Uniti. Conosciuta anche con l'appellativo di “Terza Forza” poichè nacque dall’esigenza di trovare un’alternativa ai due modelli psicologici allora prevalenti nel mondo accademico: la psicoanalisi classica freudiana che concepiva l’uomo dominato da pulsioni inconsce prevalentemente di natura sessuale e il comportamentismo , nel quale l’attenzione era posta sui comportamenti dettati dallo stimolo-risposta, trascurando l’aspetto interiore.
Il fulcro della psicologia umanistica  è la definizione di un nuovo concetto di "salute". L'individuo sano, in questa prospettiva, sarebbe colui che giunge all’autorealizzazione", al pieno sviluppo delle proprie potenzialità e non un semplice adattato.

I concetti fondamentali della Psicologia Umanistica sono:
  • Attenzione rivolta all’individuo nella molteplicità degli aspetti che vanno dal fisico-corporeo, allo psicologico, al relazionale e a quello spirituale, tenendo conto degli aspetti cognitivi, emotivi, neurobiologici, comportamentali, relazionali e sociali
  • Attenzione rivolta all’esperienza soggettiva ossia ai bisogni, alle convinzioni, alle sensazioni ed emozioni provate dall’individuo.
  • Riconoscimento delle potenzialità insite in ogni persona in quanto ogni individuo possiede una spinta alla realizzazione di sé.
  • Concezione della vita attraversata da una costante aspirazione a stati di benessere e autorealizzazione.
  • Responsabilità di ogni individuo nel percorso di crescita ed evoluzione personale.
Grazie a Abraham Maslow e Carl Rogers, due tra i maggiori esponenti, nacquero o aderirono alla psicologia umanistica  nuove correnti  come la gestalt, la bioenergetica, l’analisi transazionale che seppur diverse tra loro, serbano un comune denominatore: l'attenzione sull'emozione e sull'esperienza.
 
Maslow è noto per aver ideato una gerarchia dei bisogni umani, la cosiddetta piramide di Maslow.
Maslow sostiene che la base di partenza per lo studio dell'individuo è la considerazione di esso come globalità di bisogni e il saper riconoscere i bisogni favorisce l’intervento centrato sulla persona.
 
Ogni individuo è unico e irripetibile mentre i bisogni sono comuni a tutti e sono disposti in una gerarchia di dominanza e importanza.
 
Prima di soddisfare i bisogni più alti nella scala, l’individuo ha necessità di soddisfare quelli più bassi, ovvero quelli più importanti. Il passaggio ad uno stadio superiore può avvenire solo dopo la soddisfazione dei bisogni di grado inferiore.
 
Alla base della piramide ci sono i bisogni fisiologici, essenziali per la sopravvivenza fisica. Solo quando i bisogni fisiologici sono soddisfatti con regolarità, allora ci sarà lo spazio per prendere in considerazione le altre necessità, quelle di livello più alto.
 
Seguono  i bisogni di sicurezza: i bisogni di protezione e dipendenza giocano un ruolo fondamentale soprattutto nel periodo evolutivo. Se sono soddisfatti, garantiscono una certa stabilità nella vita del soggetto.
 
Al terzo posto ci sono i bisogni di appartenenza, rappresentano le relazioni con gli altri e il bisogno di identificarsi in un gruppo sociale, di avere amici, di essere apprezzato e benvoluto, la necessità di avere una vita affettiva e relazionale soddisfacente.
 
Dopodichè troviamo il bisogno di stima, essenzialmente rivolto alla sfera sociale, il rispetto reciproco, ha come obiettivo quello di essere percepito dalla comunità sociale come un membro valido, affidabile e degno di considerazione. Riguarda, inoltre, la fiducia in se stessi . Spesso le autovalutazioni o la percezione delle valutazioni possono essere diverse rispetto al reale valore. Molte persone possono sopravvalutarsi rispetto ai loro meriti e riconoscimenti reali, mentre altre persone possono soffrire di sentimenti di inferiorità e disistima nonostante l’atteggiamento positivo altrui nei loro confronti.
 
Infine, il bisogno di autorealizzazione, riguarda l’aspirazione ad essere ciò che si vuole essere, a diventare ciò che si vuole diventare, a sfruttare a pieno le proprie capacità in modo da percepire che le aspirazioni sono congruenti con i pensieri e le azioni.
 
Secondo Maslow le caratteristiche di personalità che l’individuo deve avere per raggiungere questo obiettivo sono: realismo, accettazione di sé, spontaneità, inclinazione a concentrarsi sui problemi piuttosto che su di sé, autonomia e indipendenza, capacità di intimità, apprezzamento delle cose e delle persone, capacità di avere esperienze profonde, capacità di avere rapporti umani positivi, democrazia, identificazione con l’essere umano come totalità, capacità di tenere distinti i mezzi dagli scopi, senso dell’ironia, creatività[1].

 

 
   
 
[1] Maslow A., Motivazione e personalità, 2010,  Armando Editore
 
 
 
L’APPROCCIO CENTRATO SULLA PERSONA

 
 
Sviluppato a partire dai lavori di Carl Rogers, l'individuo è considerato la somma di mente e corpo, tende a sviluppare autonomamente le proprie potenzialità possedendo le capacità per auto-comprendersi, modificare e migliorare il proprio comportamento. Gli stati d'animo e le emozioni che prova concorrono a determinare la sua esperienza che prima viene percepita, poi una parte diviene consapevole e da ciò ne deriva il concetto di sé.
L'adottare comportamenti impropri ovvero incongruenti col sistema di valori rivolti all'autorealizzazione sarebbe la causa del disagio.
Perché avvenga la congruenza e' necessario che non vi siano impedimenti tra l'esperienza vissuta ed il concetto di se'.

Il concetto di se' si forma durante la fase infantile, periodo durante il quale il bambino e' naturalmente spinto a sviluppare le proprie potenzialità e ad autorealizzarsi. Sorge la necessità di sentirsi capito, apprezzato, protetto ed amato dalle persone che lo circondano, in primis genitori ed insegnanti.
Se ciò avviene senza condizioni, il bambino svilupperà un buon concetto si se'. Al contrario, se ciò non avviene, ad esempio nel caso in cui siano abituali atteggiamenti da parte dei soggetti affettivamente significativi che utilizzano la formula “sei bravo solo se...” il bambino non svilupperà un buon concetto di se' in quanto vivrà un'incongruenza tra la sua esperienza ed il suo bisogno di considerazione positiva.

In età adulta il concetto di se' dipenderà in maniera eccessiva dal bisogno di considerazione positiva altrui.
Potranno, quindi, sorgenre meccanismi di difesa per non creare disorganizzazione nel concetto che la persona ha di se stessa andando a creare disarmonia sul versante emotivo-cognitivo che può portare il soggetto a somatizzare il problema.
In ogni caso, essendo inconsapevole della propria esperienza gli viene lesa la possibilità di effettuare le proprie scelte liberamente in maniera positiva.
Il ruolo dell’operatore e' facilitare il compito di comprensione dell’incongruenza, creando un clima di accettazione, empatia e responsabilizzazione, che faciliti l'auto-realizzazione della persona.
 Le caratteristiche principali che deve possedere chi si pone in una relazione di aiuto, necessarie per creare un clima di fiducia, sono:
 
 
·        Non-direttività e autodeterminazione.
 
Un elemento fondamentale dell’approccio centrato sulla persona riguarda la relazione tra l’operatore e l’utente, che non si deve basare sulla direttività.
Per aiutare la persona a realizzare il suo potenziale, l’operatore non può essere colui che definisce la direzione del percorso o che fornisce tutte le istruzioni per percorrerlo, si deve limitare a creare le condizioni che possono facilitare la crescita.
E’ l’individuo che deve trovare il suo percorso personale per il cambiamento, individuando gli ostacoli che gli  impediscono di percorrerla, aggirandoli, superandoli o limitandone l’impatto.
La non-direttività è quindi strettamente legata all’autodeterminazione in quanto le persone devono poter decidere quali siano le azioni migliori per loro e devono assumersi la responsabilità nel portarle a termine.
 
·        Accettazione positiva incondizionata
 
È la capacità dell’operatore di accettare il punto di vista del cliente anche se porta valori e una visione del mondo profondamente diversi dai propri. Non giudicare ma accogliere l'altro nella sua individualità di persona.  
È anche definita come sospensione del giudizio.
 
·        Genuinità e congruenza
 
L’operatore si pone nei confronti dell’utente in modo genuino: ciò che fa o dice deve riflettere ciò che pensa e non essere finalizzato a manipolare l’utente. La congruenza può essere definita come una sorta di onestà del terapeuta. Egli si mostra per quello che è, senza nascondersi dietro il proprio ruolo o le regole del setting.
 
·        Empatia
 
E’ la capacità di condividere i sentimenti dell’altra persona, di mettersi nei “panni dell’altro” per poter vedere il mondo dal suo punto di vista.
Il terapeuta entra in sintonia con il cliente, ne comprende i sentimenti e i pensieri e li prova "come se" fossero i propri.

Dalle parole di Rogers:
 
“Sentire il mondo personale del cliente «come se» fosse nostro, senza però mai perdere questa qualità del «come se», questa è empatia; sentire l’ira, la paura, il turbamento del cliente, come se fossero nostri, senza però aggiungervi la nostra ira, la nostra paura, il nostro turbamento, questa è la condizione che tentiamo di descrivere”.[1]
 
 
Lo scopo principale dell’approccio centrato sulla persona di Rogers è quello di creare le condizioni che permettano una acquisizione progressiva verso una più efficace comprensione del sé e della propria situazione, che permetta di giungere a delle scelte positive per il proprio vivere ed interagire con il prossimo.
Secondo tale approccio le persone in difficoltà non sono prive di risorse, ma sono portatrici di un enorme potenziale di crescita e cambiamento.
L’intervento si considera concluso quando la persona ha acquisito la capacità di essere in contatto con la sua esperienza perché è questo che gli permetterà di fare scelte che siano profondamente ed autenticamente sue e conseguentemente avrà raggiunto una congruenza tra il suo sentire e il suo modo di agire.
 
La peculiarità della Psicologia Rogersiana è che non esiste una teoria preconcetta alla quale doversi adattare. Non vi è una verità oggettiva a cui dover fare riferimento, l'unica verità è il vissuto della persona in difficoltà.
 
 
 

 

   
 
[1] Carl Rogers, Terapia centrata sul cliente, La Nuova Italia 1997 (prima edizione americana 1951)
 
 
L’APPROCCIO CENTRATO SULLA PERSONA DI ROBERT CARKHUFF


 
Successivamente, Robert Carkhuff, psicoterapeuta, allievo e collaboratore di Rogers, considerato il più grande esperto internazionale di counseling e relazione d’aiuto ha sviluppato e perfezionato la tecnica del maestro.
Il modello operativo proposto da Carkhuff integra la Teoria della Scuola di Carl Roger con gli approcci di tipo Cognitivo-Comportamentale, in modo tale da approfondire le abilità fondamentali del processo di aiuto.
 
 
Carkhuff  è propenso  ad un action oriented approach, un approccio proattivo di counseling che, pur fondandosi sempre su un atteggiamento di tipo non direttivo, sia proiettato anche verso il comportamento e l'azione.
Per Rogers, la posizione non direttiva dell'operatore,  la semplice capacità di accoglienza è ritenuta "sufficiente".
Carkhuff denominando questa capacità con l’appellativo di “femminile”, sostiene, a differenza di Rogers, che chi fornisce aiuto debba essere “femminile” e “maschile” insieme. Deve saper accogliere come fa la madre e, quando è necessario, dirigere come il padre.
Egli aggiunge cioè al processo di aiuto, accanto alla fondamentale dimensione del "rispondere", la dimensione "iniziativa".[1]
 
 
Il modello proposto da Carkhuff riassume il processo d’aiuto nel seguente modo:
 
·        per cambiare o migliorare, i clienti devono agire in modo diverso da quanto fatto in precedenza: agire per muoversi da dove si trovano  a dove vogliono essere.
 
·        per riuscire a fare questo devono capire accuratamente i propri obiettivi e come raggiungerli: capire dove si trovano in rapporto a dove desiderano essere.
 
·        per capire questo devono esplorare il loro mondo in maniera esperienziale: capire dove si trovano in rapporto al loro mondo ed alle persone per loro significative.
 
·        i clienti devono poi imparare ad utilizzare il feedback delle loro azioni per riciclare l’intero processo  nella direzione di una più accurata esplorazione e comprensione dei suddetti elementi, perseguendo un’azione sempre più efficace nella direzione dei loro obiettivi.
 

 

 
 
 

   
 
[1] R.Carkhuff, L’arte di aiutare”, 1987
 
 
 
 
 
 
 
 
 
“Tutti noi – nessuno escluso – siamo nati con le potenzialità per crescere.
Se impariamo a mettere in pratica questo potenziale, vivremo una vita d’intensità e di pienezza indicibili.
Riusciremo a sviluppare delle risposte di crescita che ci permetteranno di andare ovunque e di fare qualsiasi cosa. …[...] .
Crescere è la nostra vera ragione di vita.
I processi umani rappresentano il veicolo della nostra crescita.
Noi, come esseri umani, siamo il prodotto dei nostri processi.
In effetti, siamo umani solo se siamo in grado di gestire i processi umani.
E alla fine, o moriremo crescendo, oppure moriremo condizionati ed impotenti, profughi e senza casa nel nostro stesso mondo”  

                                                                                                                                                         R.Carkhuff
Corso Vittorio Emanuele II, 24 bis - Torino
Cell.347.48.58.400
Corso Vittorio Emanuele II, 24 bis
                 Torino
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